L’esclusione forzata della casa editrice Altaforte dal Salone del Libro è un evidente esempio di una censura sinistra ed elettorale.

In quest’esperienza ultra trentennale, tra gli stand e i palchi del Salone, si sono alternate figure dalla moralità compromessa e condannabile: terroristi, brigatisti, personaggi accusati di insurrezione armata, associazione a delinquere e sovversiva. Tutto questo è stato accettato, concesso e permesso da organizzatori e istituzioni. La #Costituzione che prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista e la persecuzione del reato di apologia del fascismo, garantisce la libertà di espressione e di pensiero. Quale sarebbe la violazione di una casa editrice che ha pagato legittimamente uno spazio e che avrebbe tutto il diritto di trovarsi all’interno dei padiglioni?

Questa censura mirata e di parte crea un precedente pericoloso: non possiamo sdoganare il principio secondo cui la politica può censurare chi vuole, a seconda delle proprie idee.