Da gennaio a metà marzo centinaia di famiglie ciriacesi non hanno avuto l’acqua in casa, oppure hanno ricevuto un servizio idrico inferiore alla soglia stabilita per legge.
Per questo motivo abbiamo creato il Comitato SOS Acqua – a cui hanno aderito centinaia di cittadini e grazie all’aiuto di un cittadino ciriacese è stato presentato un atto di interpellanza alla Sac – Società di gestione dell’acqua nel Ciriacese, per sapere cosa fosse realmente accaduto e quali erano le azioni messe in campo per evitare tutti i disagi e i problemi che hanno subito gli abitanti di Ciriè e Nole.
GRAZIE A QUEST’ATTO ABBIAMO SAPUTO CHE:
- Secondo la Carta del Servizio Idrico Integrato, art 2 punto 1, “il gestore deve erogare un servizio idrico continuo regolare e senza interruzioni. Qualora in conseguenza di cause di forza maggiore, guasti o interventi necessari per il buon andamento del servizio, si rendesse necessario interrompere temporaneamente la fornitura di acqua, il servizio dovrà esser limitato al tempo strettamente necessario e preannunciato con adeguato anticipo quando ciò è possibile. Il gestore deve inoltre attivare servizi sostitutivi di emergenza e adottare tutti i necessari provvedimenti perché vengano limitati al massimo i disagi degli utenti”
- Secondo la Carta del Servizio Idrico Integrato, art 2.1 punto 2: il gestore deve garantire un livello minimo di servizio stabilito dal decreto del presidente del Consiglio di Ministri del 4 marzo 1996, pari: una dotazione pro capite giornaliera alla consegna di 150 litri/ab./giorno, un portata minima erogata non inferiore ai 0,10 l/s per ogni unità abitativa.
- Secondo la Carta del Servizio Idrico Integrato, art 2.4 punto 2: “il gestore deve fornire un servizio continuo, regolare e senza interruzioni, la mancanza del Servizio può esser imputabile solo a eventi di forza maggiore a guasti o a manutenzioni necessarie per il corretto funzionamento degli impianti utilizzati” e “ nel caso dovessero verificarsi carenze nel servizio di erogazione il Gestore deve attivare tempestivamente (e comunque non oltre le 48 ore dall’inizio della sospensione) un servizio sostitutivo di emergenza. A seconda delle esigenze si deve ricorrere ad unità mobili di potabilizzazione, autobotti o altri mezzi idonei”.
QUINDI:
Non appena individuato il problema i cittadini avrebbero dovuto ricevere i boccioni dell’acqua, per evitare di rimanere senza acqua, e non solo chi l’aveva richiesto MA TUTTE LE FAMIGLIE AVREBBERO DOVUTO AVERE UN SERVIZIO SOSTITUTIVO DI EMERGENZA CHE AVREBBE DOVUTO GARANTIRE LORO L’ACQUA NECESSARIA
ART. 151 DEL D.LGS 3-4-2006 (CODICE DELL’AMBIENTE) I RAPPORTI TRA AUTORITÀ D’AMBITO E SOGGETTI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO SONO REGOLATI DA CONVENZIONI PREDISPOSTI DALL’AUTORITÀ D’AMBITO CHE DEVONO PREVEDERE IL LIVELLO DI EFFICIENZA, AFFIDABILITÀ DEL SERVIZIO DA ASSICURARE ALL’UTENZA
IL SERVIZIO MINIMO NON È STATO GARANTITO E LA SAC NON AVREBBE MESSO IN CAMPO UNITÀ MOBILI O MEZZI IDONEI PER EVITARE ALLE FAMIGLIE IL RIPETERSI DEL DISAGIO.
NON SOLO:
ART. 151 DEL D.LGS 3-4-2006 (CODICE DELL’AMBIENTE) I RAPPORTI TRA AUTORITÀ D’AMBITO E SOGGETTI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO SONO REGOLATI DA CONVENZIONI PREDISPOSTI DALL’AUTORITÀ D’AMBITO CHE DEVONO PREVEDERE L’OBBLIGO DI DARE TEMPESTIVA COMUNICAZIONE ALL’AUTORITÀ D’AMBITO DEL VERIFICARSI DI EVENTI CHE COMPORTINO O CHE FACCIANO PREVEDERE IRREGOLARITÀ NELL’EROGAZIONE DEL SERVIZIO NONCHÉ L’OBBLIGO DI ASSUMERE OGNI INIZIATIVA PER L’ELIMINAZIONE DELLE IRREGOLARITÀ
Sac avrebbe dovuto svolgere un’azione di sorveglianza e controllo infrastrutturale da comunicare in modo tempestivo alla Smat, per evitare l’insorgere di problemi di carenza dell’acqua
E Spettava alla Smat – su indicazione della Sac - il compito di ripristinare le tubatura e creare- se come noi pensiamo possa servire- un nuovo pozzo di captazione che garantisca in ogni periodo dell’anno l’acqua ai cittadini.
Infatti come scrive la stessa Sac in una lettera che ha inviato alla Smat il 19 gennaio 2010 (a inizio del disservizio idrico): “ tale situazione (la carenza di acqua) – ancorché tipica della stagione invernale – risulta accentuata rispetto agli ultimi anni e lascia presagire la possibilità di dover affrontare problematiche di carenza idrica che da tempo non si erano più verificate”.
In altre parole la SAC il 19 gennaio ben sapeva che le famiglie ciriacesi sarebbero rimaste senza acqua. E allora perché nulla è stato fatto? Per quale motivo prontamente le famiglie ciriacesi non sono state fornite di boccioni?
L’unica azione che mette in campo SAC è l’invio di una richiesta alla Comunità Montana Val di Lanzo, Ceronza e Casternone di verificare anomalie che hanno potuto causare la diminuzione dell’acqua. Controllo che la Comunità Montana effettua e dal quale non vengono riscontrate anomalie.
In un’altra lettera inviata da Sac alla Smat il 19 febbraio, la SAC scrive: “ poiché è giustificato ritenere che la situazione (la carenza idrica, ndr) sia destinata a persistere se non ad aggravarsi fino a metà marzo 2010 pare opportuno ricorrere ad accorgimenti tecnici che non penalizzano esclusivamente la città di Ciriè. Pertanto saremmo costretti a dimezzare le portate erogate dalla nostra rete al Comune di S. Francesco e di S. Maurizio con la speranza che la risorsa recuperata integrata con gli ulteriori 5 l/s in più resi da voi disponibili dalla Favorita per complessivi 20 l/s si possa contenere una situazione che sta suscitando accese proteste negli inurbati da noi serviti”.
GRAZIE ALLE NOSTRE PROTESTE SAC DECIDE DI UTILIZZARE L’ACQUA PRESENTE IN ALTRI SERBATOI PER RIPRISTINARE ALMENO IN PARTE UN SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE E NON FORNITO SECONDO I MINIMI DA LEGGE.
Per quale motivo allora la Sac non ha comunicato alla SMAT carenze nelle infrastrutture come esplicitamente segnato in contratto tra SAC e SMAT?
Nel contratto di servizio per la gestione operativa del servizio idrico integrato è scritto che “eventuali carenze e/o manutenzioni straordinarie che si rendessero necessarie sono a totale carico di Smat, in difetto di tale condizione SAC provvede alla riparazione e/o sistemazione delle anomalie avute in consegna previa l’approvazione di SMAT concordandone con la stessa il corrispettivo per l’adeguamento delle opere
Qualora SMAT non provvedesse all’approvazione degli interventi necessari a supplire gravi carenze proposte da SAC e in conseguenza di ciò gli impianti presentassero problematiche gestionali tali da non garantire i limiti di accettabilità previsti dalla legislazione vigente SAC sarà sollevata da ogni responsabilità in ordine ai danni conseguenti alla mancata soluzione delle carenze segnale ”.
Quindi: è compito di SAC segnalare carenze nella rete infrastrutturale ma sarebbe stato compito di SMAT provvedere, compito che però non parrebbe esser stato assolto.
Come infatti si legge all’art. 6 del contratto: “ se per cause di forze maggiore SAC si trovasse nella necessità di dover, comunque e provvisoriamente, assicurare l’espletamento del servizio, senza esser in grado di rispettare gli standard di qualità verranno assunti d’accordo con SMAT e le Autorità competenti i provvedimenti transitori atti a limitare i disagi alle utenze”.
È quindi oramai evidente che le scuse utilizzate nel passato dalla Sac fossero prive di qualsiasi fondamento e non era vero che l’interruzione del servizio fosse dovuta alla riduzione della portata dell’acqua a causa delle basse temperature o alla rottura delle tubature.
Grazie all’atto di interpellanza abbiamo individuato il problema, ora bisogna agire per evitare di lasciare nuovamente centinaia di famiglie senza acqua e per ripagare i cittadini dal non aver ricevuto un servizio fondamentale come l’acqua.
Ora bisogna agire, conoscere quale siano le opere infrastrutturali - di competenza della Smat – previste nel Ciriacese, ed evitare che anche il prossimo anno manchi un controllo su Ciriè e su Nole.
Per questo motivo Gian Luca Vignale presenterà un’interrogazione in Consiglio Regionale volta a capire se la Sac o la Smat abbiano programmato la realizzazione di un nuovo acquedotto nel ciriacese e in caso positivo, conoscere cronoprogramma e tempi di attuazione ed entrata in regime.
Se infatti è vero che ora il servizio è stato ripristinato, tra un anno, si potrebbero creare gli stessi problemi ed è preciso impegno del Comitato Sos Acqua , con l’aiuto del consigliere regionale Gian Luca Vignale, evitare che tra pochi mesi famiglie intere si trovino di nuovo i rubinetti chiusi, senza alcuna tutela e di nuovo senza boccioni.
Per evitare che i cittadini vengano nuovamente lasciati soli, verrà presentata una mozione in Consiglio Regione per affidare alla Regione il ruolo di controllore sulla programmazione e gestione delle risorse idriche sul territorio e, in caso di ulteriore disservizio ai cittadini di svolgere quel ruolo sostitutivo che la legge gli affida. Infatti, come specificato dall’art. 152 del codice dell’ambiente – “ qualora l’Autorità d’ambito non intervenga o comunque ritardi il proprio intervento la Regione previa diffida e sentita l’Autorità di Vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti esercita i necessari poteri sostitutivi mediante nomina di un commissario ad acta”.
Ovvero, nel caso in cui, SAC non provvede ad un controllo, SMAT non provvede al ripristino e l’Autorità d’Ambito non interviene (esattamente come è accaduto nel ciriacese) toccherà alla Regione mettere in campo quelle azioni fondamentali e repentine che eviteranno a centinaia di famiglie di trovarsi in pieno inverno senza acqua.
L’INTERRUZIONE DI SERVIZIO PUBBLICO È UN REATO.
L’art 331 del codice penale
Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessita' cita:
“Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessita', interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarita' del servizio, e' punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a lire un milione. I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a lire sei milioni. Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente”.
L’interruzione della fornitura dell’acqua così come il ritardo nelle azioni funzionali al ripristino del servizio possono configurarsi come reati.
Cittadini e famiglie che non hanno avuto l’acqua hanno subito l’interruzione di un servizio pubblico fondamentale, della quale devono ottenere un risarcimento.
PER QUESTO ANCHE SECONDO LA CARTA DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO (ART. 4.2) “ SE IL GESTORE NON MANTIENE GLI IMPEGNI (servizio minimo, tempo limite di disservizio e attuazione di un servizio sostitutivo) DEVE RICONOSCERE AGLI UTENTI UN RISARCIMENTO PER EVENTUALI DISSERVIZI”
È necessario che le leggi vengano rispettate e che chi ha negato l’azione di controllo e l’erogazione dei minimi previsti dalla legge per un servizio considerato fondamentale e di pubblica necessità paghino e risarciscano i cittadini dei danni subiti.
Per questo motivo è stato dato mandato ad un legale di procedere e valutare l’ipotesi di denunciare chi ha non ha assolto ai propri compito con una class action collettiva che possa dare ai cittadini il risarcimento per i danni e disagi fino ad oggi subiti.
Nel frattempo invieremo una lettera alla Smat nel quale chiederemo di valutare l’ipotesi di risarcimento per ogni famiglia che ha subito disagi esattamente come previsto dalla Carte del Servizio idrico, e di detrarre dalle e bollette dell’acqua le giornate in cui le famiglie non hanno ricevuto il servizio minimo secondo quanto stabilito dalla legge.