11/05/2010 - VALUTAZIONE SUL D.L. 165/2009 – PROPOSTA RONCHI PER LA LIBERALIZZAZIONE DVEI SERVIZI PUBBLICI


In questi giorni il centro sinistra sta cercando di ripetere, per quanto riguarda il disegno di legge sulla liberalizzazione dei servizi, d.l. 135/2009,  quanto aveva irresponsabilmente fatto con la riforma Gelmini, ovvero diffondere dati errati sulle proposte di legge al fine di screditare il Governo e acquisire consenso dei cittadini sulla cattiva informazione.

 

 Infatti quello che non si vuole dire è che le modifiche apportate dal D.L. 135/2009 infatti lasciano saldamente nelle mani delle autorità  pubbliche l'indirizzo e il controllo amministrativo delle acque.

 

Infatti le modifiche apportate dal D.L. 135/2009 lasciano saldamente nelle mani delle autorità pubbliche l'indirizzo e il controllo amministrativo delle acque, non mettendo neanche minimamente in dubbio la proprietà pubblica dell’oro blu.

 

Quindi,  non è l’acqua a diventare privata, ma solo il servizio di fornitura dell’acqua, oggi in mano a società pubbliche di gestione del servizio, come ad esempio SMAT, che grazie all’attuale legge non solo operano in regime di assoluto monopolio ma anche possono subappaltare il servizio a società esterne forti della loro posizione dominante sul mercato.

 

In altre parole, non si privatizza – come il centro sinistra urla nelle piazze -  l’acqua, che è e sarà sempre un bene pubblico, ma la possibilità di affidare la gestione del servizio ai privati, garantendo in questo modo, sotto uno stretto controllo da parte dell’Ente pubblico, maggior trasparenza, efficacia e concorrenza, e costi minori e servizi migliori per i cittadini.

 

Secondo quanto evidenziato anche dal d.l 135/2009, lo stesso organo di vigilanza (CONVIRI), che svolge e svolgerà un compito di controllo fondamentale, rimane pubblico e  le acque possono essere date  in concessione, oggi come ieri, a imprese private o società miste pubblico-privato.

 

Nell'art. 15 sono previste due modalità diverse di partecipazione privata nella gestione idrica:

 

Nel primo caso si otterrà una maggior trasparenza mentre nel secondo si potrebbe correre il rischio che per aggirare l'ostacolo si mischi solamente un monopolista pubblico con azionisti privati.

Insomma, oggi più che mai la condizione essenziale perchè questa norma dia i suoi frutti è che, come già previsto, al di là della gestione, tutte le altre attività strategiche rimangano in mano pubblica.

 

Di certo nell'affrontare ampiamente il tema della gestione delle acque ben si comprende che il vero problema sta nell'eccesso di presenza pubblica, sia nelle gestioni sensibili che in quelle industriali.

Ad oggi oltre in 50 % delle gestioni sono in mano di società controllate dagli stessi enti locali che dovrebbero anche vigilare su questo servizio, senza trasparenza alcuna su costi e concorrenza del servizio.

 

Con la legge Galli molti passi avanti si sono fatti soprattutto nella finalizzazione dei tre punti fondamentali della stessa:

 

Proprio su questo punto che i maggiori esperti del settore hanno puntato per anni le proprie critiche.

Oggi il sistema pubblico realizza solo il 36 % (dati Sole24ore) dei programmi finanziati con contributi pubblici a fondo perduto, mentre sale al 56% nel caso di investimenti finanziati da Banche e project financing.

 

Inoltre nel rapporto sul sistema delle acque pubblicato da Anea e Utilitatis si dice: “Le forme di gestione adottate negli Ato revisionati prevedono affidamenti in house (affidamento della gestione senza gara ad una società pubblica controllata al 100 % dall'ente locale che ha anche compiti di indirizzo e di controllo) e a spa mista. Osservando la dinamica degli scostamenti delle variabili previste nei piani per le due tipologie di gestioni prescelte, è possibile ipotizzare che le gestioni in house abbiano incontrato maggiori ostacoli nella ricerca del finanziamento degli investimenti e che gli incentivi ad investire siano più efficaci nel caso di società miste”.

Il nostro paese ha già le tariffe tra le più basse d'Europa anche se ha uno tra i più alti consumi procapite della stessa.

 

È quindi condiviso il pensiero che la soluzione sta nella articolata ricerca di un servizio che dia ampie garanzie di riqualificazione delle nostre reti idriche al fine di diminuire sensibilmente quello che oggi è il vero problema delle acque: la perdita delle acque dalla fonte al rubinetto che oscilla tra il 30 ed il 50 %.

 

Di certo non ritengo che la gestione pubblica che fino ad oggi ha dimostrato spesso la mera necessità di distribuzione di poltrone possa essere il futuro per un intervento attento  ed efficace per migliorare il servizio idrico. Ancor oggi infatti il sistema dell'in house resta per oltre il 50 % delle gestioni.

 

Per questo sono convinto che: